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Michele Romano, fisioterapista e direttore tecnico di ISICO, consiglia una serie di esercizi di prevenzione per la salute della nostra colonna


 

Lo scopo principale dell’esercizio è la mobilizzazione in avanti delle spalle. Questo particolare movimento non è uno dei più comuni di quelli che si effettuano nella vita quotidiana, ma ha il vantaggio di associare due diversi obiettivi.
In caso di dolore all’articolazione della spalla, molto spesso la ricerca del movimento è frenata e resa difficile dal fatto che in quasi tutte le posizioni, sia da seduti che in piedi, la forza di gravità è particolarmente sfavorevole e tende a destabilizzare dolorosamente l’articolazione, a causa della lunghezza dell’arto che stiamo tentando di muovere. Nella posizione da sdraiati con il braccio sollevato verso il soffitto, la sollecitazione della gravità è sostanzialmente annullata, per cui questo particolare movimento è generalmente possibile. Come sottolineato prima, non si tratta del movimento della spalla più naturale, ma rappresenta una delle prime strategie di recupero da cui partire, nei casi più difficili.
Il secondo obiettivo è l'allenamento di un muscolo usato con parsimonia dal nostro corpo.
Si tratta del muscolo Dentato Anteriore che ha tra i suoi compiti proprio quello di spingere la spalla in avanti.
In uno degli ultimi studi pubblicati sul tema del dolore cervicale è stato riscontrato un sostanziale disequilibrio del gruppo di muscoli adiacenti alle articolazioni delle vertebre cervicali e della spalla, caratterizzata proprio dalla scarsa forza di questo specifico muscolo. Lo studio ha mostrato i buoni risultati che sono stati ottenuti sul dolore, grazie a un programma di allenamento mirato e che suggerisce di non dimenticare questo particolare esercizio.
Naturalmente se ci proponiamo di allenare questo muscolo, il semplice movimento sarà scarsamente efficace, per cui è opportuno usare anche un peso adeguato alla forza e alla corporatura. (25/9/2015)



Una delle caratteristiche di un buon esercizio è la possibilità, durante la sua esecuzione, di decidere e poi poter controllare i parametri essenziali. Come descritto nel video, lo scopo di questo esercizio è la mobilizzazione del rachide in torsione.
In questa tipologia di esercizi quali sono gli elementi da governare?
Sicuramente fra i più importanti, l’ampiezza del movimento e la gestione dei compensi, cioè controllare sia di quanto voglio precisamente muovere la struttura, sia evitare che altre parti del corpo partecipino all’azione in maniera automatica e vanifichino in parte il risultato.
Questi obiettivi sono ottenuti grazie alla particolare posizione di partenza che si discosta decisamente dalle classiche posizioni di esercizi simili (posizione seduta, quadrupedia…), nelle quali tipicamente la colonna è meno vincolata e quindi gestibile con minor precisione.
Come detto, l’altro vantaggio è la possibilità di controllare i compensi. In questo caso il bacino, che rappresenta la pozione adiacente alla colonna vertebrale più soggetta a movimenti non richiesti, è ben controllato dalla gamba non direttamente in appoggio sul piano. La flessione dell’anca e del ginocchio consentono di frenare le torsioni del bacino e di concentrare al meglio l’azione richiesta solo dove si è deciso di mobilizzare, cioè sulla colonna.


Questo è uno degli esercizi più classici per la mobilizzazione della colonna vertebrale. Con questo movimento si riesce ad ottenere una flessione moderatamente forzata del tratto lombare che si realizza in una delle posizioni maggiormente gradite a chi soffre di mal di schiena. La particolarità del movimento proposto è che alla flessione della colonna, ottenuta grazie alla trazione delle ginocchia verso il petto, viene aggiunto un movimento di torsione, guidato sempre dalle mani. La combinazione dei due movimenti consente di ottenere un esercizio efficace per stimolare la flessibilità (in flessione e rotazione) di articolazioni particolarmente complesse come quelle che collegano tra loro le vertebre.


Lo scopo di questo esercizio è di ottenere una contrazione energica di tutta la parte posteriore della colonna vertebrale. L’obiettivo a cui si punta è di coinvolgere in questa contrazione complessiva anche i piccoli muscoli più profondi e tesi da una vertebra all’altra. Questi muscoli, non visibili né percepibili al tatto, non gestiscono i movimenti ma hanno il compito importantissimo di garantire la stabilità e l’allineamento corretto delle vertebre sovrapposte.


Questo esercizio ha l'obiettivo di mobilizzare la colonna, con un suo aumento della flessibilità. Sono molti gli esercizi che si possono scegliere a questo scopo: in questo caso particolare la posizione a terra “quadrupedica” ha il vantaggio di facilitare l'esecuzione del movimento diminuendo i possibili compensi, cioè quei movimenti non voluti che rendono meno efficace l'esercizio. Il risultato si raggiunge grazie al vincolo dato dall'appoggio sul terreno delle ginocchia e delle mani. Questo esercizio ha inoltre il vantaggio che, in caso sia necessario, è possibile forzare il movimento grazie all’appoggio e allo spostamento delle mani, per arrivare oltre il punto massimo raggiungibile autonomamente. Questa movimento forzato è comunque ben controllato, grazie all’appoggio delle mani stesse.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 25 Settembre 2015 14:58 )
 

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